CENTRO SERVIZI INFORMATIVI PER LE DISABILITA'
L'integrazione socio sanitaria

I cambiamenti demografici, sociali e culturali avvenuti in Italia negli ultimi decenni hanno causato un aumento dei bisogni delle fasce più deboli della popolazione; la natura di questi bisogni è spesso composita e richiede prestazioni di natura sanitaria e socio assistenziale. Le aree a rischio considerate nei piani socio sanitari sono la materno infantile, gli anziani, i disabili, i malati mentali, i tossicodipendenti, i malati terminali, i malati di HIV. Per assicurare alle persone bisognose prestazioni adeguate, oltre alle risorse economiche, si è resa necessaria la collaborazione tra i servizi e l'integrazione tra livelli organizzativi e gestionali delle istituzioni coinvolte.

La legge quadro 328 del 2000 sul sistema integrato di interventi e servizi sociali ha recepito la centralità del territorio per la realizzazione, attraverso i piani di zona, della rete di servizi sociali e il loro coordinamento e la loro integrazione con gli interventi sanitari. Il concetto di rete integrata di servizi acquista una maggiore specificazione nel Piano nazionale degli interventi e dei servizi sociali 2001 2003. In questo ambito sono previste quote di risorse aggiuntive a favore dei Comuni associati e incentivi a favore dell'esercizio congiunto delle funzioni sociali in ambiti territoriali coincidenti con i distretti sanitari. Con il piano di zona i Comuni, responsabili della spesa per i servizi alle persone, vanno a definire criteri di ripartizione della spesa a carico di ciascun Comune, delle ASL e di eventuali altri soggetti. Malgrado i numerosi riferimenti normativi la divisione dei compiti e delle spese tra aziende USL e Comuni in materia di servizi socio sanitari è sempre oggetto di controversie. A questo proposito l'atto di indirizzo e coordinamento sull'integrazione socio sanitaria DPCM del 14/02/2001 interviene a ridefinire le tipologie di prestazioni per aree di intervento e a regolare i criteri di suddivisione della spesa tra il SSN e i Comuni. Le prestazioni sono distinte in tre grandi categorie:

 

  • prestazioni sanitarie a rilevanza sociale, di competenza delle ASL, finalizzate alla promozione della salute, alla prevenzione, individuazione, rimozione e contenimento di esiti degenerativi o invalidanti di patologie congenite o acquisite. Esse sono erogate in regime ambulatoriale, domiciliare e nell'ambito di strutture residenziali e semiresidenziali
  • prestazioni sociali a rilevanza sanitaria, di competenza dei Comuni, con l'obiettivo di supportare la persona in stato di bisogno, con problemi di disabilità o di emarginazione condizionanti lo stato di salute. Tali attività, di competenza dei Comuni, possono essere prestate con partecipazione alla spesa da parte dei cittadini e si esplicano attraverso interventi di sostegno economico, di aiuto domestico, di ospitalità alberghiera
  • prestazioni socio sanitarie ad elevata integrazione sanitaria, di competenza congiunta delle ASL e dei Comuni, in particolare riferite alla copertura degli aspetti del bisogno socio sanitario inerenti le funzioni psicofisiche e la limitazione delle attività del soggetto nelle fasi estensive e di lungoassistenza. Esse sono erogate in regime ambulatoriale, domiciliare e nell'ambito di strutture residenziali e semiresidenziali

L'applicazione della normativa alla programmazione dei servizi socio sanitari è messa in luce dai piani sanitari e sociali che oltre a definire gli obiettivi previsti, i compiti tra livelli istituzionali, le risorse da stanziare, elencano le tipologie di servizi programmate per area di disagio, le relative prestazioni e gli enti erogatori.

 

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